Sebbene spesso siano usati come sinonimi riciclo e smaltimento sono due concetti completamente diversi, che indicano un approccio totalmente opposto alla gestione dei rifiuti.

Entrambi i termini riguardano il trattamento dei rifiuti, ma l'obiettivo delle due diverse operazioni va in direzioni agli antipodi: la finalità delle operazioni di riciclaggio si pone l'obiettivo di valorizzare i materiali di scarto prodotti dall'attività umana, e dunque introdurre il rifiuto in un ciclo di economia circolare. Al contrario, lo smaltimento non ha lo scopo di recuperare in qualche modo il rifiuto, ma quello di arrecare il minor danno possibile all'ambiente. 

Il riciclaggio infatti consiste in una serie di operazioni che servono per ottenere dal rifiuto materiale utile per produrre beni di consumo o funzionali all'attività industriale: dal riciclaggio della carta e dal cartone, ad esempio, si può ottenere nuova carta che può essere utilizzata per i giornali, per packaging, dalle fibre di plastica si possono ottenere filati per l'industria tessile, come il pile e dall'alluminio perfino telai per biciclette, ma la lista potrebbe continuare all'infinito. 

Il ciclo di riciclaggio consente di ridurre in maniera considerevole la quantità di rifiuti che finiscono in discarica con un beneficio importante per l'ambiente, ma i vantaggi di questo approccio ai rifiuti non si limitano alla tutela della natura, ma investono anche l'ambito economico: ottenere materiale che può essere utilizzato nell'industria, riducendo la dipendenza dall'acquisto di materie prime dall'estero. 

Premessa inderogabile al riciclaggio è la differenziazione dei rifiuti, che consente di ottenere il materiale utile al processo. 

Sul lato opposto del ventaglio di possibilità per il trattamento dei rifiuti troviamo lo smaltimento, che avviene per quei rifiuti che non possono produrre nessun materiale utile e consiste nel trattamento del materiale per fare in modo che arrechi il minor danno possibile all'ambiente.

E' chiaro fin da subito come lo smaltimento possa essere considerato una "toppa", poichè mentre dal riciclaggio si può ottenere un vantaggio per l'ambiente e per l'economia, dallo smaltimento dei rifiuti non si ottiene alcun vantaggio, se non quello di evitare un danno ancora più grave all'ambiente di quanto non faccia già di per sè la produzione dei rifiuti. 

Tutte le modalità di smaltimento infatti implicano un danno ambientale che può variare in base alla tipologia di materiale da smaltire e della tecnologia utilizzata.

I rifiuti industriali, i sottoprodotti della pelletteria, l'eternit, le scorie nucleari o altri prodotti dannosi per la salute umana oltre a non poter essere in nessun modo riciclati, richiedono un trattamento ancora più meticoloso e complesso per poter essere degradati e "neutralizzati", ma il danno ambientale non può essere totalmente azzerato, ma solo ridotto al minimo. 

I metodi di smaltimento più comune per i rifiuti solidi urbani non pericolosi consistono nelle discariche, luoghi dove vengono depositati/stoccati e fatti marcire in modo non selezionato e permanente i rifiuti solidi urbani e tutti gli altri rifiuti (anche umidi) derivanti dalle attività umane, e negli inceneritori,  impianti utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura. 

Entrambi i sistemi causano comunque degli effetti collaterali che possono andare dall'occupazione di spazio utile alla collettività, dal rischio di inquinamento delle falde acquifere per le discariche alla produzione di CO2, diossina e gas dannosi per la salute nel caso degli inceneritori. 

E' per questo che la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti, che è lo scopo della differenziazione, rappresentano l'unico modo per evitare danni gravi e permanenti all'ambiente e financo rendere ciò che viene considerato materiale di scarto una risorsa per la collettività, così come avviene in Svezia.